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Giochi per Dominare la Paura
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di: Maurizio Tucci
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CACCIA AL DRAGO “L’unico momento in cui ho fatto un passo avanti nella mia carriera è stato quando ho avuto il coraggio di dire no alle cose che si presentavano come sicure o che avevo già affrontato, e questo per lasciare spazio a qualcosa di nuovo”. [Helen Hunt] “La paura è come un cane, se scappi morde”. [proverbio arabo] Quando prendiamo l’impegno di migliorare una nostra prestazione in un certo campo verifichiamo dove siamo, in relazione al nostro stato mentale, e come possiamo risvegliare una “Visione” attraente di dove vogliamo essere. Nell’avviare la “caccia al drago” teniamo a mente che se un’emozione ha un volto “negativo” avrà in tal caso anche un volto “positivo”. Ne più, ne meno di ciò che accade con un paio di scarpe. Provate a calzare le vostre scarpe più comode, ma indossatele al contrario e ci saranno buone probabilità che, d’un tratto, diventeranno “scomode”. Quando invece calziamo correttamente le nostre scarpe tutto fluisce e portiamo la nostra attenzione altrove – “dove il problema non c’è”. D’altra parte avete mai affrontato una situazione importante, ma in condizioni inappropriate? Vi siete mai confrontati con pensieri e sentimenti improduttivi o limitanti? Se questi stati d’animo limitanti vi sembrano familiari, allora sapete cos’è un “drago”. Si tratta di una risorsa bloccata. S’intuisce perché dare la “caccia ai draghi”? Perché sono “stati della mente” che impediscono la realizzazione di ciò che ci sta veramente a cuore. Finché trascuriamo certi conflitti interiori è facile sentire l’odore di un “drago” che si aggira nelle nostre vicinanze. Più continuiamo ad ignorarli e più continueranno a girarci intorno nei momenti meno opportuni. Quando una persona avverte nell’aria l’odore di un “drago” è molto probabile che la presenza palpabile di queste “creature della mente” stia sabotando le migliori energie disponibili. A volte tale auto-sabotaggio può proseguire per molto tempo fino a quando, improvvisamente, non se ne può più. Quando è così è tempo di dare la caccia a tutti quei pensieri e sentimenti che frenano nuovi apprendimenti e l’espressione del proprio potenziale. La “caccia” inizia dalla semplice constatazione che non è possibile vedere un quadro fintanto che siamo all’interno della cornice. Se di tanto in tanto vi capita di vivere situazioni limitanti che si ripetono, e continuano a ripetersi, potreste anche essere incuriositi dai vostri “Giochi di Cornice”. In casi simili siamo pronti a ballare con i “draghi”. Il primo passo della “Caccia al Drago” è un invito ad uscire dalla propria “cornice mentale” per riconoscere i “Giochi di Cornice” che mantengono in vita queste creature infide. Dopo una prima ricognizione sulle cornici all’interno delle quali viviamo si passa al “ricaricare” le proprie batterie per sviluppare la forza per giocare, poi addomestichiamo la “Paura dei Draghi”, e infine creiamo le condizioni per giocare nuovi, e più allettanti “giochi”. Quando sblocchiamo una o più risorse, come scrive Louise May Alcott, torniamo ad accedere ad un patrimonio dimenticato per realizzare le nostre più grandi aspirazioni, “Lontano, là, nel sole sono le mie più grandi aspirazioni. Forse non le soddisferò, ma posso alzare lo sguardo e vederne la bellezza, credere in esse, e cercare di seguirle dove esse conducono”. RICONOSCERE I GIOCHI DI CORNICE “Solo attraverso un’interiore trasformazione mentale noi acquistiamo la forza del combattere vigorosamente i mali del mondo, in spirito di umiltà e di amore”. [Martin Luther King] Un “gioco” si riferisce ad un set d'azioni e inter-azioni che permettono di strutturare le nostre energie al fine di ottenere un obiettivo. Ecco perché giochiamo i “Giochi”. Giochiamo perché vogliamo esprimere le nostre abilità, per nascondere o scoprire le nostre conoscenze e capacità. Le regole del Gioco danno vita alla struttura, forma, e natura del gioco e ci forniscono una comprensione di quando avviare o smettere i giochi, con chi giocare, come segnare i “punti”, le aspettative, etc. Senza le regole del gioco non possiamo giocare; ci sarebbe solo il caos. I “Giochi di Cornice” sorgono dalle nostre cornici della mente. Nell’imparare ogni nuovo gioco abbiamo bisogno di una chiara descrizione delle cornici che avviano, istituiscono e strutturano il gioco. Dunque, per riconoscere i “Giochi di Cornice” è utile aggiornare la propria consapevolezza della Neuro-Semantica delle Emozioni. Chi è – l’autore – il creatore dei significati? In effetti i significati non sono cose che esistono nel mondo a prescindere dall’autore. E, ognuno di noi come “autore” di significati, può ingegnarsi nel dare un significato, alle cose in due modi: • Collegando le cose fra loro. • Attraverso le cornici mentali. Una "cornice mentale" funziona come un “attrattore” che come tale crea il senso della “realtà”. In altre parole sono le nostre cornici a farci apparire le cose “reali”. Il panico, ad esempio, è un insegnante tremendo. Da questo punto di vista la rabbia, e tutte le altre emozioni, sono frutto di apprendimenti. “La fragilità ha un suo valore. La brutalità ha un suo spazio”, come aggiunge Tai Gong Wong “la tristezza ha un suo scopo. Il coraggio ha le sue espressioni”. Infatti, in situazioni di pericolo impariamo ad in-corporare gli “stati della mente” come la paura, la rabbia e la tristezza. IN questo modo la paura c’insegna a “fare attenzione” e ad essere in “allerta” per restare incolumi, la rabbia ci spinge a lottare per conservare o conquistare la libertà. E la funzione positiva della tristezza è di far dissolvere, a poco a poco, la sofferenza riguardo a qualche perdita, lasciandoci così “separare” da un evento doloroso. Se poi “mischiamo” la rabbia e la paura generiamo la “gelosia”, e se aggiungiamo alla gioia un senso di tristezza spunta la “nostalgia”. Gli ultimi esempi descrivono due meta-stati ( ovvero, pensieri e sentimenti “su” altri pensieri e sentimenti). Come valuti la funzione delle tue emozioni? Così scrive Martha Washington, “Ho imparato dall’esperienza che la gran parte della nostra felicità o infelicità dipende dalla nostra disposizione e non dalle circostanze”. Ciò che Martha Washington chiama “disposizione” qui li definiamo “stati della mente”, ma si tratta della stessa cosa. Quando valutiamo la funzione positiva di uno “stato della mente” – paura, rabbia, tristezza, etc. --- consideriamo le diverse misure, generi e forme di “disposizione” nel reagire ai pericoli. Di fatto non si tratta solo di reagire ai pericoli fisici, ma anche a quelli emotivi, spirituali e mentali. |